Pubblicazioni

Libro
Adriano Olivetti: il lascito.
Urbanistica, Architettura, Design e Industria.
di Mario Piccinini
INU Edizioni

SECONDA RISTAMPA PER INU EDIZIONI

Dopo la prima edizione del libro, Adriano Olivetti: il lascito, Urbanistica, Architettura, Design e Industria, a cura di Mario Piccinini, INU Edizioni 2011, é stata stampata, nell’ottobre 2014, una seconda edizione ampliata, sempre per di INU Edizioni, con la prefazione di Laura Olivetti. Sono presenti nel volume, oltre ai tredici testi della prima edizione cinque nuovi testi di Patrizia Bonifazio, Michele Fasano, Nicole De Togni, Giovanni Maggio e Stefania Proli.
Il libro è suddiviso in due parti: nella prima, tratta dei temi relativi all’urbanistica, all’architettura ed al design, mentre la seconda parte tratta degli aspetti relativi al modello olivettiano, all’impresa, all’innovazione ed alla committenza.

Nella prefazione Laura Olivetti scrive che,“per Adriano Olivetti, l’architettura, ma anche l’urbanistica, sono l’esito progettuale di uno sguardo interdisciplinare delle scienze sociali sulla realtà, al cui centro c’è la Comunità concreta, dominata dalle quattro forze spirituali che sono il fondamento e insieme il fine di ogni vero progresso sociale:Verità, Giustizia, Bellezza e Amore.”

Le tre direzioni fondamentali dell’azione imprenditoriale olivettiana erano l’efficienza, l’immagine dell’azienda e il rapporto tra questa e il territorio. La fabbrica con Adriano Olivetti diviene “ il punto di aggregazione e coordinamento di una nuova cultura”.

Adriano Olivetti nel 1948 diventa dirigente dell’Istituto nazionale di Urbanistica (INU), quando entra nel Consiglio Direttivo Nazionale. Nel 1950 è eletto Presidente, carica che mantiene fino alla sua scomparsa. A lui si deve il riavvio della rivista Urbanistica nel 1949, di cui sarà direttore fino al 1952. Riorganizza l’Istituto nel secondo dopoguerra e contribuisce alla ripresa dell’urbanistica italiana, dirigendo importanti operazioni come quella della attuazione della legge speciale per Matera per il risanamento dei Sassi, o quando ha promosso, impegnando la sua azienda, la trasformazione di Ivrea. Oggi Matera è stata designata città capitale della cultura, mentre Ivrea, modello industriale della città olivettiana, è ufficialmente candidata a diventare patrimonio dell’Unesco.

Scritti di: Patrizia Bonifazio, Giuseppe Campos Venuti, Mauro Casadio Farolfi, Graziella Leyla Ciagà, Michele Fasano, Galileo Dall’Olio, Nicole De Togni, Paola Di Biagi, Roberto Farina, Bruno Lamborghini, Giovanni, Maggio, Federico Oliva, Laura Olivetti, Piero Orlandi, Mario Piccinini, Elserino Piol, Stefania Proli, Paolo Rebaudengo, Emilio Renzi.

QUATTRO ANNI CON OLIVETTI
Imola 2004-2007
di Antonio Castronuovo e Mauro Casadio Farolfi
Editrice La Mandragora

INTRODUZIONE

Adriano Olivetti (1901-1960) fu un grande industriale la cui mente era affollata di progetti. Intese l’azienda come centro di una comunità che saldasse uomini, lavoro e cultura e la sua principale aspirazione fu quella di sperimentare il connubio tra etica e produzione. Per giungervi fondò un modello industriale che al lavoro affiancò servizi socio-assistenziali e il varo di una rivista e di un movimento politico fregiati di un identico nome: “Comunità”. Il progetto olivettiano di comunità, proposto nell’immediato secondo dopoguerra, è un articolato intreccio di istanze nate per favorire la democrazia dal basso  nell’epoca in cui il gigantismo delle metropoli cominciava ad operare lo  sradicamento socioculturale di cui oggi siamo tutti testimoni. Ma l’esperienza  di Olivetti ebbe anche un altro enorme merito: mirò a valorizzazione le  competenze culturali dei tanti storici, sociologi, urbanisti ed esperti del design che trovarono nell’azienda una sorta di fucina in cui forgiare le  proprie idee. Attorno a Olivetti crebbe in tal modo un’intera generazione di uomini che hanno poi caratterizzato il milieu culturale dell’Italia repubblicana;  una generazione tuttora vivente e molto attiva. L’impianto ideologico che  sorreggeva il progetto olivettiano era quello di fondare una “terza via” tra
liberalismo e socialismo di stato. Questa “terza via” mirava a conservare le linfe migliori dei modelli economici già sperimentati; a preservare dunque sia il liberalismo e sia il socialismo, coniugandoli in uno stampo aziendale al cui centro ci fosse l’uomo e che – lungi da essere isolato – si collocasse nel più vasto paesaggio del mondo. Olivetti dimostrò che il capitalismo non è “cattivo” in sé, ma possiede potenzialità innovative che possono essere efficacemente saggiate: il capitalismo è “cieco” e deve essere incanalato in una direzione accettabile. L’ideazione di quel tragitto e la sua attuazione pratica sono movimenti di squisita natura “politica”, e l’idea olivettiana fu idea politica nel senso pieno del termine: rivolta cioè alla “polis”, alla “comunità” cui egli intendeva fornire un centro forte: l’azienda. La sua fu un’utopia olistica, che cioè intese abbracciare ogni aspetto dell’esistenza: la vita del lavoratore, la sua cultura, il suo benessere. Utopia che tuttavia funzionò per un breve tratto di storia – e che ancora possiede elementi di efficacia, come dimostrano alcuni esperimenti di applicazione del modello all’impresa, come ad esempio la recente notizia che la Fiat ha deciso di responsabilizzarsi su alcune esigenze sociali dei propri dipendenti (dall’asilo nido per i bambini a concessioni finanziarie extracontrattuali).

La selvaggia situazione odierna del libero mercato e della “società aperta”, l’affidamento dell’economia alle mani di gruppi ristretti di potere finanziario, obbliga a riconsiderare con attenzione i tentativi di applicare la solidarietà alla produzione, i modelli in cui si è sperimentato l’abbinamento tra etica e lavoro. Questo abbinamento è stato oggetto negli anni sessanta e settanta di un vero disprezzo intellettuale, germogliato dalla convinzione che “i padroni sono cattivi per definizione”, che ogni azione di natura sociale altro non poteva essere che paternalismo padronale e nell’esaltazione – tipica di quegli anni – della dimensione conflittuale e antagonista della vita aziendale. L’aria è molto cambiata negli ultimi anni, non solo per la stanchezza della cultura conflittuale, anche per una mutata concezione delle strategie aziendali, che cominciano a recuperare l’etica come fattore di coesione. Questa rinnovata propensione al sociale si è già materializzata per molte aziende nel rispetto della “responsabilità sociale dell’impresa” e nella redazione di “bilanci sociali”. Ora, se anche questi interventi possono sembrare “modalità d’immagine”, appartengono invece a una tendenza alquanto concreta: la singola azienda scopre di appartenere a una comunità, verso cui ha doveri e responsabilità, scopre di possedere un’identità che ha valore squisitamente collettivo. E questo spirito di identità collettiva, nel momento in cui inizia a soddisfare e governare bisogni materiali di base, si modifica da valore immateriale a valore reale.

All’origine di questo duplice impulso immateriale e materiale si colloca in Italia la figura di Adriano Olivetti, che abbiamo pertanto voluto rivisitare a Imola, per far conoscere come un’ideale è riuscito storicamente ad assumere la forma di un singolare modello di industria. Abbiamo voluto indicare quanto il progetto di Olivetti – in una città dal forte sviluppo cooperativo – possieda una dimensione attuale e possa efficacemente proiettarsi sul futuro, e ciò in un’epoca in cui, in parallelo alla rapida crescita, scorre il benefico flusso della critica ai modelli di organizzazione economica e culturale. Olivetti reclama insomma, più che una perenne commemorazione delle sue idee e dei suoi “sogni”, un’opera di confronto con alcuni modelli economici nelle cui radici scorre anche linfa olivettiana. La serie di manifestazioni organizzate a Imola attorno a Olivetti ha coperto un arco di quattro anni (2004-2007), nei quali abbiamo voluto studiare gli aspetti principali dell’operato di Olivetti: la proiezione attuale dell’utopia di Adriano Olivetti nel bilancio sociale di una grande azienda cooperativa locale; la biografia e l’umanità dell’uomo; i rapporti col federalismo europeo di Altiero Spinelli; i fecondi risultati della sua etica d’impresa ed etica del lavoro; la forma stessa del lavoro nell’azienda di Ivrea; il pensiero urbanistico, mirato alla edificazione della “città dell’uomo”. E “Città dell’uomo” abbiamo voluto chiamare una piccola alleanza di  passioni e idee che, sorta a Imola alcuni anni fa, ha fatto di questa città lo  scenario di una riscoperta che giudichiamo terreno fertile di idee, principi, obiettivi.

SOMMARIO

Premessa di  Laura Olivetti

Introduzione  di Antonio Castronuovo e Mauro Casadio Farolfi

 

1. Il modello olivettiano di impresa e  la cooperazione

Mauro Casadio Farolfi – Adriano Olivetti e la cooperazione  imolese

Domenico Olivieri – Cooperativa come impresa sociale

Giuliano Poletti – Cooperative e bilanci sociali

Luciano Sita – Per andare oltre l’ispirazione  sociale ed economica di Olivetti

Marisa Parmigiani – Il Bilancio Sociale SACMI: cinquanta anni dopo Olivetti come si concretizza il concetto di comunità

Cesare Dossi – L’incontro di due volontà: Cooperazione Trentina e Adriano Olivetti

Adrian Celaja – La cooperazione a Mondragón (Paesi Baschi)

 

2. L’uomo Olivetti e la sua “Comunità”

Franco Ferrarotti – Minima personalia. Incontri con Adriano Olivetti

Gae Aulenti – Un ricordo di Olivetti

Antonio Castronuovo – Olivetti e la comunità concreta

Marino Cavallo – Sviluppo locale e sostenibilità sociale: dove rivive l’idea di comunità di Adriano Olivetti

Ettore Rotelli – La razionalità territoriale locale prefigurata dalla “comunità” olivettiana

 

3. Olivetti, Altiero Spinelli e il federalismo europeo

Edmondo Paolini – Adriano Olivetti e Altiero Spinelli

Davide Cadeddu – Considerazioni sull’ordine politico delle Comunità

Maurizio Rosa – Alle origini del Movimento Federalista Europeo

Vittorio Prodi – L’attualità dell’Europa di Altiero Spinelli

 

4. Il lavoro e l’impresa

Francesco Novara – Perché alla Olivetti si lavorava volentieri

Armando Marchi – Perché oggi non si lavora volentieri

Barbara Da Rin – Il fattore “creatività” e la competitività d’impresa

Paolo A. Rebaudengo – Sette suggerimenti ai giovani manager

Luisa Brunori – Il concetto di microcredito

 

5. “Costruire la città dell’uomo”. Olivetti, l’urbanistica e l’architettura

Fabrizio Castellari – La città per l’uomo, una lezione attuale

Matteo Olivetti – Adriano Olivetti e il progetto di un museo industriale

Giuseppe Campos Venuti – Il mio Adriano Olivetti e l’urbanistica

 

6. Tre domande a …

Lodovico Acerbis – Alberto Alessi – Benito Benati – Federica Ghetti – Marino Golinelli

Adolfo Guzzini – Enrico Loccioni – Marco Roveda – Stefano Venturi – Romano Vo